Il fotovoltaico italiano è entrato in una fase di piena maturità. Al 31 dicembre 2024 risultavano in esercizio 1.875.870 impianti per una potenza complessiva di 37.002 MW. Quando un settore raggiunge queste dimensioni, il tema del fine vita dei moduli non è più marginale: diventa una questione industriale, ambientale e finanziaria.
In questo contesto è importante capire bene cosa succederà nei prossimi anni. Il II Conto Energia, disciplinato dal D.M. 19 febbraio 2007, riconosce la tariffa incentivante per un periodo di venti anni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto. Questo significa che dal 2027 iniziano le prime scadenze del II Conto Energia, mentre tra 2008 e 2010 si era già formata una base installata molto rilevante: il parco italiano era passato da circa 431,5 MW a fine 2008 a 1.142,3 MW a fine 2009, fino a 3.469,9 MW a fine 2010. Non tutta questa potenza verrà necessariamente dismessa allo scadere dell’incentivo, ma è evidente che il sistema si sta avvicinando a una prima grande stagione di valutazioni su revamping, sostituzione e decommissioning.
Il punto centrale, però, è che un modulo esausto non è soltanto un costo da gestire. È anche una risorsa materiale. Il GSE stesso richiama la necessità di coprire raccolta, trasporto, trattamento, recupero e smaltimento dei moduli a fine vita, mentre sul piano internazionale IRENA e IEA-PVPS stimano che entro il 2050 i moduli fotovoltaici a fine vita possano generare fino a 78 milioni di tonnellate di materiali recuperabili, con un valore potenziale superiore a 15 miliardi di dollari se reimmessi nell’economia. Secondo Rystad Energy, il valore dei materiali riciclabili provenienti dai pannelli a fine vita potrebbe superare 2,7 miliardi di dollari già nel 2030.
Anche in Italia il tema ha ormai una dimensione concreta. Il GSE segnala che i soli impianti incentivati con i cinque Conti Energia contano circa 83 milioni di moduli. Non esiste oggi un dato ufficiale unico sul “valore del mercato italiano del riciclo FV” espresso come fatturato certo della filiera, ma esiste un perimetro economico regolato molto chiaro: per i moduli incentivati in Conto Energia il GSE trattiene una quota a garanzia pari a 20 euro per modulo, oppure, in alternativa, il Soggetto Responsabile può aderire a un Sistema Collettivo versando 10 euro per modulo. In via puramente indicativa, questo significa che il solo perimetro regolato dei moduli incentivati vale circa 1,66 miliardi di euro se letto sulla base della trattenuta GSE a 20 €/modulo, oppure circa 830 milioni di euro se letto sulla base della quota ai Sistemi Collettivi a 10 €/modulo. Va precisato che queste grandezze non coincidono automaticamente con il fatturato degli impianti di trattamento: rappresentano una proxy del valore economico della copertura regolatoria del fine vita.
Su questo punto è essenziale evitare equivoci. I 20 euro per modulo non sono un compenso che il GSE versa automaticamente al riciclatore. Sono una quota a garanzia trattenuta dagli incentivi spettanti al Soggetto Responsabile. Lo stesso GSE chiarisce che l’importo viene decurtato direttamente dal pagamento dell’incentivo e che, una volta verificata la corretta gestione del fine vita dell’intero impianto, la quota viene restituita al titolare dell’impianto. In alternativa, il Soggetto Responsabile può scegliere il canale dei Sistemi Collettivi, versando 10 euro per modulo. Il prezzo reale di raccolta, trasporto, trattamento e recupero nasce invece dal rapporto contrattuale tra proprietario dell’impianto, sistema collettivo e operatori autorizzati della filiera.
La distinzione tra mercato regolato e mercato industriale non riduce, anzi rafforza, il valore della filiera. Un vecchio modulo policristallino da 230-250 Wp, genera un potenziale recupero di oltre 16 kg di vetro, oltre 1 kg di silicio, circa 550 g di rame, circa 3,5 kg di polimeri e oltre 2 kg di alluminio, con una linea ad alta efficienza che punta al recupero di oltre il 98% dei materiali si hanno numeri notevoli di materiali di recupero. Si tratta di un ordine di grandezza molto interessante per leggere il pannello esausto non solo come RAEE, ma come contenitore di materia prima seconda.
Se portiamo questi dati alla scala di un impianto da circa 1 MW di prima generazione, l’ordine di grandezza diventa immediatamente più concreto. Il GSE precisa che, quando il numero dei moduli non è determinabile con precisione, può assumere cautelativamente un valore medio di 200 W per modulo; questo equivale a circa 5.000 moduli per 1 MW. Applicando a questo ordine di grandezza, un solo campo può contenere oltre 80 tonnellate di vetro, oltre 5 tonnellate di silicio, circa 2,75 tonnellate di rame, circa 17,5 tonnellate di polimeri e oltre 10 tonnellate di alluminio. È il motivo per cui parlare di fine vita dei moduli significa ormai parlare di logistica, recupero di materiali, economia circolare e politica industriale, non soltanto di smaltimento.
La vera sfida dei prossimi anni sarà quindi organizzare una filiera capace di integrare tre livelli: conformità normativa, efficienza industriale e valorizzazione della materia recuperata. In un settore che ha costruito il proprio sviluppo sull’innovazione tecnologica, anche il fine vita deve diventare una leva di competitività. Il pannello esausto non rappresenta la fine del fotovoltaico: rappresenta l’inizio della sua seconda vita economica.
Per saperne di più puoi chiamare la numero 0331.1587824 o scriverci una email a: info@syntropia.it



